- E così, tornerete presto sul mare?
- Domani, all’alba, signora.
- Appena sbarcato pensate a fuggire; si direbbe che la terra vi faccia paura.
- Io l’amo il mare, duchessa, e poi non sarà rimanendo qui che potrò incontrare il mio mortale nemico.

– E. Salgari, Il Corsaro Nero.

Uomini con la testa d’aquila
non mi interessano più 
o uomini-porco, o quelli che riescono a volare
con l’aiuto di cera e penne

o quelli che si tolgono i vestiti 
per rivelare altri vestiti 
o quelli con la pelle di cuoio azzurro

o quelli dorati e piatti come uno stemma araldico 
o quelli con gli artigli, quelli impagliati 
con gli occhi di vetro; o quelli gerarchici 
come schinieri e macchine a vapore  

Tutti questi potrei crearli, produrli, 
o trovarli in giro, facilmente: piombano e rombano 
intorno a quest’isola, comuni come mosche, 
scintille scoppiettanti, che si scontrano fra loro,

nelle giornate torride 
li puoi guardare mentre si fondono, si separano, 
cadono nell’oceano 
come gabbiano malati, detronizzazioni incidenti aerei.  

Io invece vado cercando gli altri, 
quelli rimasti in sospeso, 
quelli che sono scampati a queste 
mitologie con a stento la vita;  
hanno facce e mani vere, loro, si pensano 
sbagliati in qualche modo, sarebbero alberi piuttosto.

Margaret Atwood, Circe.

Si mosse. Ed io sentii con una punta d’amarezza tosto consolata che mai più le sarei stata vicino. La seguì dunque come si insegue un sogno che si ama vano: così eravamo divenuti a un tratto lontani e stranieri dopo lo strepitio della festa, davanti al panorama scheletrico del mondo.
Dino Campana. Canti orfici