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The Interiors of Wes Anderson’ in the latest issue of Apartamento #13

“You could compare Wes Anderson to an interior decorator,”says  Apartamento’s Editor-in-Chief Marco Velardi of today’s enchanting series, taken from the bi-annual title’s latest issue. With the director and screenwriter’s private house strictly off limits, the magazine traces the meticulously considered art of set design in his filmography: miniature brownstone apartments, nostalgic color schemes and embroidered and elaborate costumes. “I always say that a picture of someone’s home tells you a lot more about that person than any portrait possibly can,” muses Nacho Alegre, director and co-founder of Apartamento. “I imagine in a movie the time you have to describe a character is limited, so using the interiors to do so probably becomes something of a necessity.” An intricate visual language has become Anderson’s trademark; in his hands, set design becomes both a storytelling device and character trope, from his shot-on-a-shoestring debut, Bottle Rocket, to his latest saccharine fantasia, The Grand Budapest Hotel. Velardi adds: “Ultimately, if you look at his work there are a lot of interiors, with very peculiar and very precise work on the spaces and what people wear; Wes is passionate about every single detail, and that’s why it’s fascinating for us.”  

h/t nowness

(via cxssxndrx)

- E così, tornerete presto sul mare?
- Domani, all’alba, signora.
- Appena sbarcato pensate a fuggire; si direbbe che la terra vi faccia paura.
- Io l’amo il mare, duchessa, e poi non sarà rimanendo qui che potrò incontrare il mio mortale nemico.

– E. Salgari, Il Corsaro Nero.

Uomini con la testa d’aquila
non mi interessano più 
o uomini-porco, o quelli che riescono a volare
con l’aiuto di cera e penne

o quelli che si tolgono i vestiti 
per rivelare altri vestiti 
o quelli con la pelle di cuoio azzurro

o quelli dorati e piatti come uno stemma araldico 
o quelli con gli artigli, quelli impagliati 
con gli occhi di vetro; o quelli gerarchici 
come schinieri e macchine a vapore  

Tutti questi potrei crearli, produrli, 
o trovarli in giro, facilmente: piombano e rombano 
intorno a quest’isola, comuni come mosche, 
scintille scoppiettanti, che si scontrano fra loro,

nelle giornate torride 
li puoi guardare mentre si fondono, si separano, 
cadono nell’oceano 
come gabbiano malati, detronizzazioni incidenti aerei.  

Io invece vado cercando gli altri, 
quelli rimasti in sospeso, 
quelli che sono scampati a queste 
mitologie con a stento la vita;  
hanno facce e mani vere, loro, si pensano 
sbagliati in qualche modo, sarebbero alberi piuttosto.

Margaret Atwood, Circe.